Finanziamento circolare: quando nell'AI investitore, fornitore e cliente sono la stessa persona

Immagina di prestare dei soldi a un amico. Lui li usa per comprare qualcosa da te. Tu registri una vendita e, grazie a quella vendita, ti senti abbastanza sicuro da investire ancora di più. Sulla carta i numeri crescono tutti. Ma quanto di quei soldi è arrivato davvero da fuori?
È esattamente la domanda da farsi oggi guardando il mondo dell'intelligenza artificiale. Nell'AI c'è una dinamica finanziaria particolare: gli stessi protagonisti possono essere allo stesso tempo investitori, fornitori e clienti. Si chiama circular financing, finanziamento circolare. E se segui i CapEx delle Big Tech, è un concetto che devi avere chiaro.
Come funziona il cerchio
Lo schema, semplificato, è questo:
- Una Big Tech investe capitale in un laboratorio di intelligenza artificiale.
- Il laboratorio usa quel capitale per comprare potenza di calcolo: servizi cloud o chip.
- Quella spesa diventa ricavo per chi vende cloud o chip, spesso lo stesso gruppo che aveva investito o un suo partner stretto.
- Quei ricavi giustificano e finanziano nuovi investimenti in infrastrutture: data center, server, altri chip.
E il giro ricomincia. Nomi come Microsoft, Amazon, Nvidia e Meta compaiono in punti diversi di questo cerchio, a volte in più punti contemporaneamente. Chi investe è anche chi vende la materia prima, e chi compra la materia prima è anche chi ha ricevuto i soldi per farlo.
Niente di illegale, niente di segreto. Ma cambia il modo in cui vanno letti i numeri.
La domanda giusta non è solo "quanto stanno spendendo?"
Quando si parla di AI, i titoli dei giornali si concentrano sulle cifre dei CapEx: miliardi in data center, miliardi in chip. Se non hai ben chiaro cosa siano questi investimenti, ti consiglio di partire da qui: CapEx: cosa sono davvero e perché un investitore deve saperli distinguere.
Ma la cifra da sola dice poco. La domanda che conta davvero è un'altra: quanta parte della domanda finale è davvero autonoma?
In altre parole: quanti ricavi arrivano da clienti esterni al cerchio? Aziende, professionisti, consumatori che pagano per un servizio perché ne hanno bisogno, con soldi propri. E quanti invece sono capitale che entra da una porta ed esce dall'altra, restando dentro lo stesso ecosistema?
Se una parte rilevante della crescita dei ricavi deriva da soldi che lo stesso gruppo ha messo in circolo, quella crescita è meno solida di quanto sembri. Non perché sia finta, ma perché dipende dalla volontà di chi finanzia di continuare a farlo. Lo stesso discorso vale per qualsiasi azienda: un fatturato che sale non racconta tutta la storia, come spiego in Fatturato o utile netto?.
Circolarità non vuol dire per forza bolla
Qui serve onestà, senza allarmismi. La circolarità da sola non dimostra che ci sia una bolla. Nelle fasi iniziali di una tecnologia è normale che chi ha più capitale finanzi l'ecosistema che poi userà i suoi prodotti. È un modo per accelerare lo sviluppo e assicurarsi clienti.
Il punto è un altro: la circolarità rende ancora più importante distinguere tra due cose:
- Crescita reale: clienti esterni che pagano e continuano a pagare, perché il prodotto crea valore per loro.
- Capitale che gira: soldi che passano di mano tra pochi attori e gonfiano i ricavi di tutti senza che arrivi nuova domanda dall'esterno.
Finché il cerchio si allarga, cioè finché entra sempre più domanda autonoma, gli investimenti hanno una base. Se invece il cerchio resta chiuso, il rischio è che enormi CapEx vengano giustificati da ricavi che, in parte, gli stessi investitori hanno generato. E come ho spiegato in un altro articolo, il CapEx può distruggere il valore di un'azienda quando il ritorno non arriva: conta il ritorno, non la cifra.
Cosa c'entra con te, che lavori in proprio
Forse non investirai mai direttamente in un laboratorio di AI. Ma questo ragionamento ti serve due volte.
La prima: se investi, anche solo con un ETF globale, sei esposto a queste aziende più di quanto pensi. Capire da dove arrivano i loro ricavi ti aiuta a non farti trascinare dall'entusiasmo del momento. Non serve prevedere niente, serve sapere cosa possiedi.
La seconda: lo stesso principio vale per la tua attività. Se buona parte del tuo fatturato dipende da un solo cliente, o da un giro di collaborazioni in cui ci si passa il lavoro sempre tra le stesse persone, la tua "domanda autonoma" è più fragile di quanto dicano i numeri. Crescere davvero vuol dire allargare il cerchio, non far girare più veloce gli stessi soldi.
Metti ordine prima di guardare i mercati
Capire i mercati è utile, ma prima viene la tua struttura finanziaria: sapere quanto entra, quanto deve restare da parte e quanto puoi davvero investire senza mettere a rischio la tua attività.
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